Le Figlie di Ipazia

Donne da ricordare e celebrare

VICTORIA OCAMPO

Buenos Aires,

  7 aprile 1890

//  Béccar,

 27 gennaio 1979

Victoria Ocampo

Victoria Ocampo apparteneva a una famiglia aristocratica la cui storia familiare si mescola con la storia stessa della Repubblica Argentina. Figlia di Manuel Ocampo (1860-1931), ingegnere e costruttore di strade e ponti, e di Ramona Máxima Aguirre (1866-1935), nacque in un alloggio della calle Viamonte 482, di fronte alla chiesa di Santa Caterina da Siena. Victoria era la maggiore di sei sorelle — dopo di lei nacquero Angélica (1891-1980), Francisca (1894-1967), Rosa (1896-1968), Clara (1898-1911) e Silvina (1903-1993), futura scrittrice e moglie di Adolfo Bioy Casares.

Com’era d’uso nelle farmiglie aristocratiche, Victoria fu educata privatamente da istitutrici; studiò letteratura, storia, religione e matematica con Alexandrine Bonnemason e lingua inglese con Kate Ellis.

Nel 1896, la famiglia fece un viaggio in Europa, visitando Parigi, Londra, Ginevra e Roma. La prima lingua che la Ocampo imparò fu il francese, seguito dall’inglese e dallo spagnolo. L’anno successivo ritornò in Argentina.

Di nuovo a Buenos Aires, cominciò a nutrire interesse per la letteratura. Bambina, ammirava Jules Verne, Arthur Conan Doyle, Charles Dickens, Guy de Maupassant, Daniel Defoe ed Edgar Allan Poe. Sviluppò inoltre una grande passione per il tennis e per la musica di Chopin.

Nel 1901, la scrittura divenne per lei una forma di «sfogo». Fu così che redasse i suoi primi articoli e le sue prime relazioni in francese, tra cui si annoverano L’Ideal, Chopin, Fleur étrange, A Musset e una difesa dei boeri nella guerra del Transvaal. A 10 anni, dopo aver assistito a due opere teatrali, nacque la passione per il palcoscenico, al punto che la Ocampo maturò il desiderio di diventare attrice, incontrando però l’ostilità del padre, secondo il quale la professione non era adatta allo status sociale della famiglia.

Nel novembre del 1908, la famiglia tornò in Europa. Victoria, diciottenne, seguì lezioni di pianoforte, vocalizzazione e filosofia – tenute, queste ultime, da Henri Bergson al Collège de France -, e alla Sorbona studiò letteratura greca antica, letteratura inglese, le origini del Romanticismo e le opere di Dante e Nietzsche.

L’anno prima, a una partita di tennis, la Ocampo aveva conosciuto Luis Bernardo de Estrada (1881-1933), di famiglia nobile, molto cattolica e conservatrice.Cominciarono a frequentarsi nel 1911 e l’8 novembre 1912 si sposarono a Buenos Aires. Victoria credeva che gli atteggiamenti possessivi e sospettosi del marito si stemperassero dopo il matrimonio, ma non fu così. La loro unione durò poco: per Victoria terminò quando scoprì una lettera del consorte al nonno Manuel Ocampo, in cui Luis Bernardo assicurava che le velleità della moglie di fare l’attrice si sarebbero spente con la prima gravidanza. Tornati a Buenos Aires nel 1914, erano separati di fatto, anche se formalmente ancora sposati. La separazione legale arrivò nel 1922.

In realtà già durante la luna di miele, il 4 aprile 1913, a Roma, la donna aveva conosciuto Julián Martínez, un diplomatico quindici anni più vecchio di lei e cugino del marito. La Ocampo ne rimase subito affascinata, ma l’incipiente sentimento doveva fare i conti con l’antipatia reciproca che vi era tra i due uomini. A Parigi, Ocampo convinse il marito a invitare Martínez a uno spettacolo dei Balletti Russi, e Victoria rivide Martínez al teatro Colón di Buenos Aires. Le voci di una loro relazione si fecero così crescenti, fino a giungere alle orecchie di Estrada. Ocampo e Martínez vollero risalire alle origini della diceria: in questo modo finirono presto con l’intrattenere dialoghi telefonici ed epistolari. Lo scandalo scoppiò quando la domestica mise sulla scrivania del furente Estrada una lettera della moglie all’amante. Alla fine degli anni Venti, Ocampo convisse con il diplomatico per due mesi. In seguito si lasciarono senza rancore, dopo tredici anni di relazione, per poi ricominciare a scriversi nel 1939.

Dal suo lungo soggiorno in Francia derivò un gusto raffinato per la letteratura europea che si riflesse nella sua opera editoriale. Ebbe con Pierre Drieu La Rochelle un rapporto intenso, durato fino al 1945, anno in cui lo scrittore francese si suicidò.

Victoria Ocampo fu la prima donna che riuscì ad entrare nell’Accademia Argentina delle Lettere, fondatrice di uno dei più antichi movimenti femministi dell’Argentina, la Union de Mujeres (Unione delle donne), membro dell’International PEN Club e laureata honoris causa all’Università di Harvard. Alla sua morte la scrittrice fu seppellita nel cimitero della Recoleta a Buenos Aires. Prima di morire, donò all’UNESCO Villa Ocampo, la sua casa nella città di San Isidro, 25 chilometri a nord di Buenos Aires, che era stata originariamente la villa estiva della sua famiglia nel XIX secolo. La casa con tutto l’arredamento contenuto rimase chiusa per molti anni, poi nel 2003 un incendio ne distrusse le soffitte. Attualmente la villa è stata trasformata in un museo. Villa Victoria, la sua casa delle vacanze sull’Oceano Atlantico, a Mar del Plata, fu egualmente donata all’UNESCO, ma fu in seguito venduta all’asta e comprata dalla Municipalità che la convertì in museo e centro culturale. Le dure critiche da parte degli scrittori peronisti e di alcuni intellettuali di sinistra sulla sua figura, cominciarono a temperarsi subito dopo la sua morte, mentre veniva lentamente riconosciuta come una delle più importanti animatrici culturali dell’Argentina del XX secolo.